Atorvastatina e angioplastiche: presentati i risultati preliminari di Armyda-Recapture
Sono stati presentati dal prof. Germano Di Sciascio al Summit i2, nell’ambito dell’annuale sessione scientifica del 58° Collegio Americano di Cardiologia, in corso a Orlando (Florida), i risultati preliminari dello studio ARMYDA-RECAPTURE (Atorvastatin for Reduction of Myocardial Damage During Angioplasty-Acute Coronary Syndromes).
I risultati hanno mostrato che la somministrazione di atorvastatina prima del PCI riduce del 48% il rischio relativo di eventi cardiovascolari avversi, compreso l’infarto, in pazienti in terapia cronica con statina, rispetto al campione trattato con placebo.
Gli studi ARMYDA avevano già evidenziato come un pre-trattamento di breve durata con atorvastatina dia luogo a una riduzione del rischio di infarto in pazienti con angina stabile o con sindromi coronariche acute che non abbiano mai fatto uso di statine. Lo studio ha interessato 352 pazienti di età compresa tra i 57 e i 75 anni (di cui 280 uomini), con angina stabile (54%) o con sindrome coronarica acuta senza elevazione di ST (46%), in terapia cronica con statine (nel 55% dei casi con atorvastatina).
Fonte: SanitàNews
Ictus: un nuovo apparecchio ne valuta il rischio
Si tratta di un nuovo apparecchio per la risonanza magnetica messo a punto nell’Universita’ dell’Illinois a Chicago e da ieri in dotazione alla Fondazione Istituto Neurologico Besta di Milano e all’ Ospedale di Niguarda.
MRI-NOVA, questo il nome della macchina, e’ in grado di fare un’ angiografia quantitativa senza bisogno di introdurre un catetere nelle arterie interessate. Una volta individuate eventuali stenosi e occlusioni, ostruzioni o aneurismi e dopo aver valutato il conseguente danno sul tessuto cerebrale rimasto con una insufficiente irrorazione per le alterazioni del flusso sanguigno, calcola e quantifica le alterazioni emodinamiche indicando se e quando c’e’ un pericolo imminente. Il calcolo è eseguito da un computer che, con un algoritmo, ricrea le sezioni virtuali del vaso sanguigno senza dover cateterizzare il paziente.
Fonte: Sanità News
Angiogenesi: un nuovo sistema per fotografarla
Lo hanno messo a punto un gruppo di ricercatori, fra cui un’italiana, avvalendosi di un dendrimero biodegradabile, come base per la nanoparticella sviluppata.
Il sistema consiste in un dendrimero biodegradabile, che ha all’estremita’ di ognuna delle otto braccia una molecola che si lega ad alcuni recettori presenti nei nuovi vasi e ad un elemento chimico radioattivo. Una volta nel sangue, le nanoparticelle si legano ai vasi in formazione che possono essere quindi ‘fotografati’ per mezzo della tomografia ad emissione di positroni (Pet).
Una delle novità sta proprio nella biodegradabilità del dendrimero, che permette di inserire contemporaneamente dei farmaci su alcune della ‘braccia’ ottenendo sia l’imaging che la cura.
Articolo di riferimento:
Adah Almutairi, Raffaella Rossin, Monica Shokeen, Aviv Hagooly, Ashwin Ananth, Benjamin Capoccia, Steve Guillaudeu, Dana Abendschein, Carolyn J. Anderson, Michael J. Welch, and Jean M. J. Fréchet, Biodegradable dendritic positron-emitting nanoprobes for the noninvasive imaging of angiogenesis, PNAS January 20, 2009, v. 106, n. 3, p. 685-690
Leggi l’articolo completo (solo per utenti dell’Università di Firenze)
Fonte: SanitàNews
Arterie aperte senza l’utilizzo di eparina: buoni risultati da uno studio italiano
La procedura di apertura di arterie occluse può essere effettuata in sicurezza, in alcuni casi, anche senza l’utilizzo dell’eparina come farmaco anti-coagulante, riducendo così il rischio di emorragie eccessive. A sostenerlo è un report redatto da cardiochirurghi dell’università di Torino e pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology.
La selezione dei pazienti è stata quanto mai scrupolosa: i 700 pazienti scelti per il trial, infatti, non correvano rischio immediato di arresto cardiaco, avevano un solo blocco a livello arterioso e avevano già assunto altri farmaci anticoagulanti, quali aspirine e tienopiridine.
L’incidenza di danni al cuore ed eventi emorragici è stata più bassa nel gruppo di coloro che non avevano assunto eparina, e minori anche i rischi di morte, attacco cardiaco o di problemi ai vasi sanguigni; i ricercatori hanno comunque preferito mantenere un atteggiamento di prudenza.
Articolo di riferimento:
Eugenio Stabile, Wail Nammas, Luigi Salemme, Giovanni Sorropago, Angelo Cioppa, Tullio Tesorio, Vittorio Ambrosini, Esther Campopiano, Gregory Popusoi, Giuseppe Biondi Zoccai, Paolo Rubino, The CIAO (Coronary Interventions Antiplatelet-based Only) Study: A Randomized Study Comparing Standard Anticoagulation Regimen to Absence of Anticoagulation for Elective Percutaneous Coronary Intervention, Journal of the American College of Cardiology, Vol. 52, Issue 16, p. 1293-1298
Leggi l’articolo completo (solo per utenti dell’Università di FIrenze)
Fonte: Medicinet.com
Statine contro l’invecchiamento delle arterie
Le statine potrebbero essere la soluzione all’invecchiamento delle arterie e dei vasi sanguigni. A sostenerlo è una ricerca dell’Università di Cambridge, secondo cui le statine sarebbero capaci di aumentare i livelli della proteina NBS-1, coinvolta nella riparazione dei danni al Dna cellulare.
Articolo di riferimento:
Melli Mahmoudi, Isabelle Gorenne, John Mercer, Nicola Figg, Trevor Littlewood, Martin Bennett, Statins Use a Novel Nijmegen Breakage Syndrome-1–Dependent Pathway to Accelerate DNA Repair in Vascular Smooth Muscle Cells, Circulation Research 2008;103, p. 717-725
Leggi l’articolo completo (solo per utenti dell’Università di FIrenze)
Fonte: Adnkronos
Nanostent: nuovi stent che azzerano il rischio di trombosi e infarto
Sono stati presentati al XXVIII congresso nazionale della Società italiana di cardiologia invasiva (Gise) i risultati della prima sperimentazione sull’uomo di uno stent ricoperto da un nanopolimero speciale, il polyzene-F, che rende il dispositivo perfettamente e immediatamente biocompatibile; almeno così assicurano i ricercatori che lo stanno testando. 
I dati raccolti sui nuovi dispositivi, ottenuti su 55 pazienti da ricercatori dell’Ospedale universitario Ferrarotto di Catania, dell’Ospedale San Giovanni di Roma e della Clinique Turin di Parigi, dimostrano che a un anno di distanza il rischio di trombosi e infarto si azzera: entro brevissimo tempo dall’intervento sono già completamente rivestiti di endotelio, indistinguibili dal resto del vaso e quindi meno sottoposti alla formazione di trombi e riocclusioni.
Fonte: Adnkronos
Nuova guida per la prevenzione di eventi di tromboembolismo venoso
Il NICE (National Institute for Health and Clinical Excellence) ha pubblicato una nuova guida sull’uso del
dabigatran etexilato per la prevenzione di fenomeni di tromboembolismo venoso dopo interventi di chirurgia per la sostituzione totale dell’anca o del ginocchio negli adulti.
Scarica gratuitamente la guida
Fonte: NICE news
Dissezione aortica: isolata una nuova proteina
Una nuova proteina per la diagnosi precoce della dissezione aortica e’ stata isolata, con il contribuito dell’Universita’ di Catanzaro. La proteina, denominata calponina, e’ stata individuata, nell’ambito di uno studio multicentrico internazionale al quale hanno collaborato anche atenei europei, statunitensi e giapponesi. La calponina compare precocemente nel sangue dei pazienti affetti da dissezione aortica.
Fonte: ANSA
