Scoperto come bloccare lo sviluppo delle cellule tumorali del cervello
La chiave di tutto sembra essere una proteina, chiamata integrina, che si trova sulla superfice delle cellule tumorali e che permette alle cellule di attaccarsi ai vasi sanguini e ricevere le sostanze nutritive necessarie per la sopravvivenza.
Bloccando l’integrina tramite farmaci specifici si impedisce alle cellule tumorali cerebrali di nutrirsi e diffondersi.
Articolo di riferimento:
Carbonell WS, Ansorge O, Sibson N, Muschel R, The Vascular Basement Membrane as “Soil” in Brain Metastasis, PLoS ONE, 2009, 4(6): e5857
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Fonte: Cybermed
Individuato legame proteico tra Alzheimer e epilessia
Ad annunciarlo sono stati alcuni ricercartori di Aberdeen che hanno pubblicato i loro risultati sul Journal of Neuroscience.
Il lavoro fa parte del progetto internazionale, finanziato dall’Unione Europea, denominato Memoload (‘Meccanismi neurobiologici della perdita della memoria nel morbo di Alzheimer’).
Secondo la ricerca una serie di farmaci usati per curare la perdita di memoria potrebbero potenzialmente abbassare la soglia delle convulsioni del paziente, mentre i farmaci anti-epilettici possono indebolire ulteriormente le funzioni cognitive degli ammalati di Alzheimer.
Nella ricerca si è anche tenuto presente che i soggetti affetti da alcune forme della malattia sono 80 volte piu’ esposti alle convulsioni rispetto a soggetti non affetti dal disturbo. Si è inoltre scoperto che il beta amiloide fa in modo che le cellule nervose siano piu’ eccitabili e sensibili. Questo effetto blocca la comunicazione tra le cellule e provoca le convulsioni.
Articolo di riferimento:
Rimante Minkeviciene, Sylvain Rheims, Marton B. Dobszay, Misha Zilberter, Jarmo Hartikainen, Lívia Fülöp, Botond Penke, Yuri Zilberter, Tibor Harkany, Asla Pitkänen, and Heikki Tanila, Amyloid β-Induced Neuronal Hyperexcitability Triggers Progressive Epilepsy, The Journal of Neuroscience, March 18, 2009, 29(11):3453-3462
L’ articolo non è disponibile presso l’Università. Se interessati, richiedetelo attraverso il nostro servizio di Document Delivery (solo per utenti dell’Università di Firenze ed enti convenzionati).
Fonte: SanitàNews
Mielina da cellule staminali embrionali: primi risultati in laboratorio
Un gruppo di ricercatori della Wisconsin University e’ riuscito a creare in laboratorio, partendo da cellule staminali embrionali, cellule che sono in grado di produrre mielina, la principale proteina a protezione delle cellule nervose.
La perdita o la rottura della guaina mielinica e’ una delle principali caratteristiche di una serie di malattie tra cui anche la sclerosi multipla.
Articolo di riferimento:
Bao-Yang Hu, Zhong-Wei Du, Xue-Jun Li, Melvin Ayala, and Su-Chun Zhan, Human oligodendrocytes from embryonic stem cells: conserved SHH signaling networks and divergent FGF effects, Development 2009 136: 1443-1452.
L’ articolo non è disponibile presso l’Università. Se interessati, richiedetelo attraverso il nostro servizio di Document Delivery (solo per utenti dell’Università di Firenze ed enti convenzionati).
Fonte: Cybermed
Alzheimer: speranza di cura da una ricerca italiana
Potrebbe rappresentare veramente una speranza di cura importante contro una delle più invalidanti tra le malattie neurodegenerative, l’Alzheimer, il risultato ottenuto da un gruppo di studiosi italiani composto da ricercatori della Fondazione Istituto neurologico Carlo Besta e dell’Istituto farmacologico Mario Negri di Milano, con la collaborazione di colleghi dell’Università degli Studi di Milano, del Centro Sant’Ambrogio-Fatebenefratelli di Cernusco sul Naviglio e del Nathan Kline Institute di Orangeburg (New York, Usa).
Studiando lo strano caso di un 36enne colpito da Alzheimer precoce e aggressivo senza avere apparentemente alcuna familiarità per la patologia, i ricercatori hanno scoperto che una nuova variante di beta-proteina mutata, che se è presente in doppia copia (codificata da entrambi gli alleli del gene corrispondente, condizione detta in gergo tecnico omozigosi) scatena l’Alzheimer in forma grave, si è invece rivelata protettiva se presente in singola copia (eterozigosi), legandosi a quella normale e bloccando la formazione di amiloide e lo sviluppo della malattia.
Articolo di riferimento:
Giuseppe Di Fede, Marcella Catania, Michela Morbin, Giacomina Rossi, Silvia Suardi, Giulia Mazzoleni, Marco Merlin, Anna Rita Giovagnoli, Sara Prioni, Alessandra Erbetta, Chiara Falcone, Marco Gobbi, Laura Colombo, Antonio Bastone, Marten Beeg, Claudia Manzoni, Bruna Francescucci, Alberto Spagnoli, Laura Cantù, Elena Del Favero, Efrat Levy, Mario Salmona, Fabrizio Tagliavini, A Recessive Mutation in the APP Gene with Dominant-negative Effect on Amyloidogenesis, Science 13 March 2009: Vol. 323. no. 5920, pp. 1473 – 147
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Fonte: Adnkronos
Alzheimer e diabete: esiste una relazione?
Secondo uno studio pubblicato su PNAS sembra che l’Alzheimer sia collegato strettamente al diabete di tipo II. E trattando i malati di Alzheimer con l’insulina, si possono ottenere inattesi benefici neurologici: l’ormone, infatti, potrebbe proteggere le cellule cerebrali cruciali per la memoria.
Gli scienziati hanno estratto alcuni neuroni dall’ippocampo (un’area del cervello fondamentale per la formazione dei ricordi) di alcuni pazienti e li hanno trattati con insulina e rosiglitazone: si è visto che dopo le cellule erano meno sensibili al danno dovuto alle Addl. Questo suggerisce che l’insulina è capace di bloccare l’effetto dannoso di queste proteine.
Articolo di riferimento:
Fernanda G. De Felicea, Marcelo N. N. Vieira, Theresa R. Bomfim, Helena Deckerb, Pauline T. Velasco, Mary P. Lambert, Kirsten L. Viola, Wei-Qin Zhao, Sergio T. Ferreira, and William L. Klein, Protection of synapses against Alzheimer’s-linked toxins: Insulin signaling prevents the pathogenic binding of Aβ oligomers, PNAS, pubblicato online il 2 febbraio 2009.
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Fonte: Adnkronos
Leucemia mieloide acuta: scoperto il segreto dell’immortalità delle cellule staminali
Studiando la leucemia mieloide acuta, un team di ricercatori italiani guidato da Pier Giuseppe Pelicci, direttore scientifico del dipartimento di Oncologia Sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia, in collaborazione con le Università di Milano e Perugia, sembra aver trovato infatti un modo per estirpare il cancro alla radice una volta per tutte. Il segreto dell’eterna giovinezza delle cellule tumorali sarebbe legato alla “p21″, capace di bloccare temporaneamente la proliferazione delle staminali del cancro dando loro il tempo di riparare il proprio Dna prima di ripartire, ovvero prima di ricominciare a generare altre cellule tumorali.
La proteina p21 in pratica rallenta il ciclo riproduttivo delle cellule consentendo alle staminali di riparare il proprio Dna. Senza il pit stop le staminali pian piano accumulerebbero danni genetici, invecchierebbero e morirebbero come tutte le cellule.
Articolo di riferimento:
Andrea Viale, Francesca De Franco, Annette Orleth, Valeria Cambiaghi, Virginia Giuliani, Daniela Bossi, Chiara Ronchini, Simona Ronzoni, Ivan Muradore, Silvia Monestiroli, Alberto Gobbi, Myriam Alcalay, Saverio Minucci, Pier Giuseppe Pelicci, Cell-cycle restriction limits DNA damage and maintains self-renewal of leukaemia stem cells, Nature 457, 51 – 56 (01 Jan 2009)
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Fonte: RaiNews24
Contraccezione orale senza ormoni: al via lo studio per la “biopillola”
A dare l’annuncio di quella che potrebbe essere una rivoluzione nel campo della contraccezione femminile, sono stati alcuni ricercatori del Karolinska Institutet di Huddinge, in un articolo apparso su Nature.
Il rivestimento degli ovuli dei mammiferi contiene infatti una proteina chiamata Zp3, a cui lo sperma deve legarsi se vuole attraversare l’ovulo e fertilizzarlo: gli scienziati sono convinti sia possibile realizzare farmaci che si legano alla Zp3, evitando che si formi il rivestimento e rendendo le donne temporanemente non fertili. Il che significherebbe avere una sorta di ‘bio-pillola’ priva degli effetti collaterali delle attuali pillole contraccettive, che interrompono la produzione ormonale di tutto il corpo.
Articolo di riferimento:
Magnus Monné, Ling Han, Thomas Schwend, Sofia Burendahl & Luca Jovine, Crystal structure of the ZP-N domain of ZP3 reveals the core fold of animal egg coats, Nature 456, 653-657 (4 December 2008)
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Fonte: ANSA
Autirmo: il segreto è nella saliva?
E’ quanto sostiene un gruppo di ricerca italiana dell’Universita’ Cattolica di Roma, che comprende il Prof. Massimo Castagnola (Istituto di Biochimica e Biochimica Clinica), la Prof. Fiorella Gurrieri (Istituto di Genetica medica) e la Prof. Maria Giulia Torrioli (Unita’ di Neuropsichiatria Infantile del Gemelli), insieme alla Prof. Irene Messana (Universita’ di Cagliari).
Nella scelta del fluido biologico dove cercare proteine che siano caratteristiche dei bambini autistici, la saliva, una vera e propria miniera di proteine, ha un grande vantaggio: e’ molto semplice da ottenere senza esami invasivi. Dalle analisi è emerso che quattro peptidi (pezzi di proteine) si comportano in maniera anomala: nel 60% dei bambini il processo di fosforilazione (una reazione chimica comune) e’ molto inferiore rispetto ai bambini sani. La ricerca è comunque tuttora ad uno studio altamente preliminare.
Articolo di riferimento:
Massimo Castagnola, Irene Messana, Rosanna Inzitari, Chiara Fanali, Tiziana Cabras, Alessandra Morelli, Anna Maria Pecoraro, Giovanni Neri, Maria Giulia Torrioli and Fiorella Gurrieri, Hypo-phosphorylation of salivary as a clue to the molecular pathogenesis of autism spectrum disorders, Journal of proteome research, available online 6th november 2008
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Fonte: Cybermed
Tumore al pancreas: scoperte le vie nervose della metastasi
La metastatizzazione delle cellule tumorali del pancreas attraverso i nervi sembra essere dovuta ad una particolare proteina: la chemochina.
Lo hanno scoperto i ricercatori della Fondazione Humanitas per la Ricerca, diretti da Alberto Mantovani, in collaborazione con i colleghi del San Raffaele di Milano coordinati da Lorenzo Piemonti.
Articolo di riferimento:
Federica Marchesi, Lorenzo Piemonti, Giuseppe Fedele, Annarita Destro, Massimo Roncalli, Luca Albarello, Claudio Doglioni, Achille Anselmo, Andrea Doni, Paolo Bianchi, Luigi Laghi, Alberto Malesci, Luigi Cervo, MariaLuisa Malosio, Michele Reni, Alessandro Zerbi, Valerio Di Carlo, Alberto Mantovani, and Paola Allavena, The Chemokine Receptor CX3CR1 Is Involved in the Neural Tropism and Malignant Behavior of Pancreatic Ductal Adenocarcinoma, Cancer Research, 2008; 68(21), p. 9060-9069
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Fonte: Sanità News
Alzheimer: italiani svelano il meccanismo di rilascio delle sostanze neurotossiche
La ricerca, condotta dall’Università statale di Milano in collaborazione con l’University College di Londra e guidata dal Prof. Michele Mazzanti, ha studiato una proteina, denominata CLIC1, già individuata e descritta in precedenti studi (Novarino et al., 2004) ma il cui effettivo “comportamento”, ossia il meccanismo molecolare che ne regola il coinvolgimento nel processo di rilascio delle sostanze tossiche che si verifica in numerose malattie neurodegenerative, non era fino ad oggi ancora stato chiarito.
Avendo verificato che l’inibizione della corrente di cloro è in grado di rallentare la produzione di ROS da parte dell’ossidasi di membrana, lo studio apre la strada all’individuazione di un possibile obiettivo farmacologico nel trattamento delle malattie neurodegenerative in cui esista una forte componente neurodegenerativa dovuta ad un accumulo di radicali liberi dell’ossigeno, in primis l’Alzheimer
Articolo di riferimento:
Rosemary H. Milton, Rosella Abeti, Stefania Averaimo, Silvia DeBiasi, Laura Vitellaro, Lele Jiang,
Paul M. G. Curmi, Samuel N. Breit, Michael R. Duchen and Michele Mazzanti, CLIC1 Function Is Required for β-Amyloid-Induced Generation of Reactive Oxygen Species by Microglia, Journal of Neuroscience, 2008, 28(45), p.11488 –11499
Leggi l’articolo completo (disponibile gratuitamente)
Fonte: Sanità News
Basi genetiche della miosclerosi: risultati da una ricerca italiana
Un gruppo di ricercatori italiani ha scoperti che alla base della miosclerosi vi sia una componente genetica: la patologia e’ dovuta a un difetto del collagene di tipo VI, una proteina che riveste le fibre muscolari.
Lo studio è stato appena pubblicato su Neurology.
Articolo di riferimento:
Merlini, L; Martoni, E; Grumati, P; Sabatelli, P; Squarzoni, S; Urciuolo, A; Ferlini, A; Gualandi, F; Bonaldo, P, Autosomal recessive myosclerosis myopathy is a collagen VI disorder, Neurology, Vol. 71(16), p. 1245-1253
Leggi l’articolo completo, disponibile a partire dalla piattaforma Ovid (solo per utenti dell’Università di Firenze)
Fonte: ANSA
Meno proteine per allungare la vita?: ipotesi da uno studio dell’ISS
A sostenerlo sono gli studiosi della Washington University School of Medicine di St. Louis, coordinati da Luigi Fontana, direttore del reparto di Nutrizione ed Invecchiamento presso l’Istituto Superiore di Sanità e visiting professor presso la Washington University School of Medicine negli USA.
Secondo lo studio, appena pubblicato su Aging Cell, ridurre l’apporto di proteine nella dieta potrebbe giocare un ruolo fondamentale nell’allungare la durata della vita umana, molto di più e molto meglio di una dieta ipocalorica iperproteica, anche se ricca di nutrienti essenziali (vitamine e sali minerali). Questo perchè tale metodologia riesce ad abbassare significativamente i livelli del cosiddetto fattore di crescita insulino simile -1 (IGF-1), un potente fattore di crescita che gioca un ruolo cruciale nel modulare la durata della vita negli animali da esperimento.
Articolo di riferimento:
Luigi Fontana, Edward P. Weiss, Dennis T. Villareal, Samuel Klein, John O. Holloszy, Long-term effects of calorie or protein restriction on serum IGF-1 and IGFBP-3 concentration in humans, Aging Cell, Vol. 7, Issue 5 (October 2008), p. 681-687
L’ articolo non è disponibile presso l’Università. Se interessati, richiedetelo attraverso il nostro servizio di Document Delivery (solo per utenti dell’Università di Firenze ed enti convenzionati).
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Tumori: scoperta da equipe italiana la proteina che li fa crescere
Si chiama eIF6 la proteina responsabile della crescita delle cellule tumorali, secondo uno studio condotto presso l’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, in collaborazione con l’Università degli Studi del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro e la Northwestern University di Chicago negli Stati Uniti.
Lo studio apre la strada a nuove strategie terapeutiche anti-tumorali: riducendo la produzione di eIF6, infatti, si potrebbe rallentare la crescita dei tumori.
Articolo di riferimento:
Valentina Gandin, Annarita Miluzio, Anna Maria Barbieri, Anne Beugnet, Hiroaki Kiyokawa, Pier Carlo Marchisio and Stefano Biffo, Eukaryotic initiation factor 6 is rate-limiting in translation, growth and trasformation, Nature, settembre 2008 (non ancora disponibile online)
Fonte: RaiNews 24
HIV: forse individuato il suo punto debole
Alcuni ricercatori della University of Texas Medical School ritengono di aver individuato in un piccolo pezzo di un aminoacido numerato 421-433 nella proteina gp120 il punto debole per lo sviluppo dell’HIV e stanno studiando adesso le possibilità di un intervento terapeutico mirato.
Articolo di riferimento:
Planque et al. Catalytic antibodies to HIV: Physiological role and potential clinical utility. Autoimmunity Reviews, 2008; 7 (6): 473
Leggi l’articolo completo (solo per utenti dell’Università di Firenze)
Fonte: Science Daily
Dissezione aortica: isolata una nuova proteina
Una nuova proteina per la diagnosi precoce della dissezione aortica e’ stata isolata, con il contribuito dell’Universita’ di Catanzaro. La proteina, denominata calponina, e’ stata individuata, nell’ambito di uno studio multicentrico internazionale al quale hanno collaborato anche atenei europei, statunitensi e giapponesi. La calponina compare precocemente nel sangue dei pazienti affetti da dissezione aortica.
Fonte: ANSA